Secondo le regole che il M5S si è liberamente dato l’onorevole Di Maio non sarebbe candidabile a premier, nonostante le recenti acrobazie dialettiche dei vertici del movimento.

Su di lui pendono due indagini penalistiche per diffamazione, ossia ha litigato con qualcuno e si sono presi a male parole.

Che non sia candidabile secondo le loro regole è assurdo e contrasta con il buon senso nello specifico caso, a prescindere dall’esito delle indagini.

In generale il principio è sacrosanto, ma deve essere graduato a seconda della gravità dei casi e dei reati supposti ed accertati.

Per cui che non la facciano tanto lunga e lo candidino ma, per prevenire possibili ricorsi strumentali post voto, consiglio vivamente che cambino in fretta le loro regole, in modo chiaro e prima di candidarlo.

Non vorrei avere il sistema Italia bloccato ancora una volta in ipotesi di loro successo a causa di un ricorso di un cittadino zelante.

Quello che invece non si sopporta è che si ergano a censori morali, perché ripeto, per le loro regole in senso stretto non è candidabile, per cui non siano loro a violarle in tal senso per farci poi da Catoni.

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